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29 March
Il 97% degli alimenti italiani nei limiti di legge

Il 97% degli alimenti monitorati dalle istituzioni pubbliche, privati e associazioni dei consumatori, in Italia,
ha residui di agrofarmaci nei limiti di legge. E' quanto emerge dai risultati, presentati martedì 21 a Roma, dei controlli eseguiti dal Ministero della Salute, dall'Osservatorio Nazionale Residui (ONR) e dall'Intesa Consumatori. Nel rapporto sul "Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale - Risultati in Italia per l'anno 2004" del Ministero della Salute sono riportati i risultati di 7.334 campioni analizzati di frutta, ortaggi, cereali, olio e vino. Di essi 101 sono risultati superiori ai limiti massimi consentiti dalla legge, con una percentuale di irregolarità pari al 1,4%, mentre nel 67,2% dei casi non sono stati rilevati residui. Sotto la lente dell'ONR oltre 16mila campioni di 170 tipi diversi di prodotti agroalimentari. I campioni sono risultati nel 97,1% dei casi entro i parametri normativi sui residui di agrofarmaci e quindi il 2,9% non sono regolamentari. Il 63,9% dei campioni è invece privo di residui rilevabili. "Dal 1997 ad oggi - ha spiegato Gian Pietro Molinari, coordinatore dell'ONR - abbiamo potuto registrare un'evidente riduzione dei residui irregolari e un sostanziale aumento dei campioni senza residui rilevabili". Nel 1997, infatti, i campioni con residui irregolari erano risultati il 3,6% mentre quelli senza residui solo il 34,1%. Nell'ambito dell'iniziativa "Mangia più sicuro", promossa da Intesa Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori), in collaborazione con Coldiretti e Agrofarma, sono stati invece analizzati in Italia più di 300 campioni sui quali sono state ricercate circa 200 sostanze attive. Dal monitoraggio è emerso che il 98,3% dei campioni risulta nei limiti fissati dalla legge, il 64,4% è privo di residui e il 34,3% contiene residui in quantità inferiore ai limiti concessi dalla legge. fonte: Bio@gricoltura
23 March
Licopene per la protezione dei polmoni
21 March
Caffè e prevenzione

Recenti ricerche affermano che
il caffè non fa male, anzi fa addirittura bene! Vi ricordate come,
un paio di articoli fa, abbiamo scritto sulla potenziale dannosità della caffeina in soggetti con metabolismo lento della stessa? Pur rimanendo quello un risultato certamente valido, vogliamo comuque accostarne ad esso degli altri che, almeno questa volta, spezzino una lancia a favore dell'amata bevanda nazionale.
Sembra infatti che una tazzina di espresso al giorno
protegga il fegato da malattie gravi come la cirrosi epatica ed il tumore, specialmente in casi di soggetti ad alto rischio (elevato consumo di alcolici). La buona notizia arriva dalla revisione di una serie di studi che hanno avuto come protagonista il caffè. Tale revisione è stata presentata durante l'incontro «La terapia delle malattie epatiche» da Alessandra Tavani, che ha condotto lo studio con Carlo La Vecchia, entrambi medici dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.
Questi risultati non devono invogliare a un consumo esagerato di caffè ma sono importanti perché possono portare alla scoperta delle molecole in esso contenute (il caffè contiene molti antiossidanti) implicate nella prevenzione di malattie gravi come la cirrosi e il tumore al fagato (epatocarcinoma).
17 March
Nuove disciplinari biocosmesi
In occasione del Biofach 2006 (fiera tedesca largamente dedicata ai cosmetici naturali) si sono riuniti i rappresentanti delle principali organizzazioni di certificazione europee attive nel campo della cosmesi biologica e naturale. A partire dal 2003 questi incontri periodici hanno permesso di verificare l'effettiva volontà degli Enti di certificazione di pervenire ad uno standard comune, e il lavoro svolto ha portato alla redazione di una prima bozza di disciplinare europeo che prevede l'esistenza di due distinti livelli di certificazione, uno per la cosmesi naturale ad un secondo per la cosmesi che utilizza ingredienti provenienti da produzioni biologiche.
Durante la riunione di Norimberga è stata superata l'impasse con Soil Association (GB) che ha accettato il punto di vista espresso dagli altri partner sull'impossibilità di calcolare nelle percentuali di biologico (II livello di certificazione) emulsionanti e tensioattivi utilizzati nella preparazione delle creme, dal momento che sul mercato non vi so no aziende in grado di utilizzare materie prime bio per le sintesi, e che il vero obiettivo del tavolo europeo deve essere quello di promuovere una cosmesi naturale profondamente diversa da quella delle grandi multinazionali del settore, dove la componente biologica rappresenti un plus. Un altro punto importante su cui si è registrato un accordo generale è quello che prevede l'obbligo di indicare chiaramente nelle confezioni le percentuali di ingredienti biologici utilizzati rispetto sia alla totalità del prodotto, sia a ciò che potrebbe essere biologico in quel prodotto.
Il vantaggio di una corretta e trasparente informazione per i consumatori è difatti evidente anche per i rappresentanti dei principali produttori europei di cosmesi naturale (Cosmebio francese e BDIH tedesca). Fonte: Bio@gricoltura Notizie
13 March
Il DNA regola il metabolismo della caffeina

E' vero che Il caffè, se assunto in quantità elevate, può danneggiare il cuore? Dipende! Una ricerca canadese, pubblicata nel
Journal of American Medical Assosiation, sembra infatti sostenere che grandi quantità di caffè sono si nocive, ma solo per il cuore di soggetti con una
predisposizione genetica al metabolismo lento della caffeina.
Se è vero che la caffeina ha un ruolo da tempo chiaro nella probabilità di avere un infarto, va altrettanto sottolineato che tale rischio risulta di molto ridotto se il soggetto possiede il gene per un veloce smaltimento della sostanza. Secondo la ricerca, chi assorbe lentamente la caffeina ha un rischio di infarto maggiore del 64% rispetto a chi la "smaltisce" rapidamente. Il gene che regola la produzione dell'enzima epatico
citocromo CYP1A2, responsabile diretto dei metabolismo della caffeina, sarebbe così presente in due versioni, una "lenta" e l'altra "veloce", con chiare implicazioni per la nostra salute cardiaca.
Ricerche scientifiche a parte, il consiglio con cui i ricercatori canadesi concludono è il seguente: caffè si ma con moderazione; e comunque mai più di 1 o 2 tazzine dell'amata bevanda al giorno.
08 March
Raddoppio dei problemi cardiaci entro il 2020
In Italia si registrano 120 mila ricoveri l'anno per infarto e malattie cardiache correlate. L' infarto rappresenta sicuramente il primo killer in Italia e, benché i dati siano chiari, solo un italiano su cento si interessa del suo stato di salute cardiovascolare e meno di sei italiani su 100 dichiarano di temerlo. Eppure le stime internazionali lascino intravedere un raddoppio dei casi entro il 2020. I ricoveri crescono continuamente e la prevenzione, sempre più trascurata, potrebbe rappresentare uno strumento chiave nella soluzione di questo sempre più grave problema sanitario. Fonte: ANSA
07 March
Disordini comportamentali da ridotto apporto di Omega-3

Alcuni ricercatori dell'università di
Pittsburgh hanno recentemente messo in evidenza il seguente fenomeno psico-fisiologico: soggetti con basso livello di
acidi grassi Omega-3 mostrano con maggiore probabilità sintomi di lieve depressione, impulsività e adozione di punti di vista negativi. Soggetti con elevato livello di queste sostanze essenziali mostrano invece un'attitudine migliore nei confronti del mondo e delle altre persone in genere.
I risultati dello studio sono stati resi pubblici venerdì scorso in occasione del meeting della
Società Americana di Psicosomatica.
Sarah Conklin, studiosa al dipartimento di medicina cardiovascolare, afferma durante il discorso di apetura: "Alcuni studi avevano già provato la connessione tra bassi livelli di Omega-3 e condizioni clinicamente significative come disordini bipolari, schizofrenia, abuso di sostanze e disordini attenzionali". "Comunque solo alcuni studi hanno dimostrato la connessione tra gli Omega-3 e questi disturbi comportamentali nei pazienti sani", continua la Conklin.
Questo studio apre quindi la strada alle ricerche sugli effetti comportamentali causati dal consumo di questi importantissimi nutrienti essenziali, siano essi introdotti tramite l'aumentato consumo di pesce o tramite l'uso di integratori alimentari.
03 March
Uva nera e trigliceridi: rimangono alcune perplessità

Un ricercatore Israeliano sostiene che
l'uva nera può aiutare a ridurre il colesterolo in alcuni pazienti che non rispondono ai medicinali contenenti statine (farmaci di elezione per il trattamento delle ipercolesterolemie). I ricercatori hanno testato 57 pazienti, di età compresa tra i 39 e i 72 anni, che si erano sottoposti a un intervento alle coronarie e mostravano risposte negative al trattamento con i classici farmaci per la riduzine del colesterolo. Questi soggetti erano poi divisi in tre sottogruppi ai quali veniva somministrata la stessa dieta. L'unica differenza era rappresentata dal fatto che il primo gruppo mangiava una porzione di uva nera al giorno, il secondo dell'uva bianca mentre al terzo veniva proposto un altro tipo di frutta.
Risultati: i pazienti che mangiano regolarmente uva nera (primo gruppo) mostrano, se comparati agli altri due, un notevole abbassamento dei trigliceridi nel sangue.
I ricercatori sono comunque ancora molto incerti riguardo la spegazione da dare a questa miracolosa proprietà dell'uva nera. Qual'è il fattore che la differenzia così tanto dalla sua sorella bianca?
La ricerca verrà pubblicata il 22 marzo nella rivista scientifica
Journal of Agriculture and Food Chemistry.
01 March
Ottimismo e salute del cuore

L'
istituto di salute mentale di Deflan ha svolto uno studio su 545 uomini riguardante l'effetto dell'atteggiamento ottimistico sulla probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari. I ricercatori sostengono che le personalità ottimistiche sono più portate all'esercizio fisico e adottano strategie di gestione delle avversità migliori e più rilassate. Le ricerche precedenti avevano evidenziato una correlazione positiva tra atteggiamento ottimistico e longevità ma questo studio si mette in evidenza per lo specifica attenzione nei confronti delle malattie cardiovascolari.
I soggetti dello studio erano uomini tra i 64 e gli 84 monitorati su due diversi versanti per la bellezza di 15 anni: fisicamente tramite analisi di laboratorio e psicologicamente tramite la compilazione periodica di questionari relativi all'ottimismo.
I soggetti classificati "ottimisti" nel 1985 avevano il 55% di probabilità in meno di morire di infarto del miocardio o ictus.
Il direttore della ricerca Erik Giltay ha affermato che "è probabile che l'ateggiamento ottimista influenzi numerose variabili cardiovascolari sia direttamente che indirettamente. E' inoltre plausibile ipotizzare che gli ottimisti adottino migliori strategie di fronteggiamento dello stress e che si prendano maggiormente cura di se stessi quando devono far fronte ad esso".
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